Mattino e sera  di Jon Fosse  La nave di Teseo

 

Nell’ebraico gli estremi quali entrare – uscire, includono il tutto, qui succede che inizio e fine della vita lascino intendere anche ciò che non è narrato: il racconto di grande intensità e poesia, senza interruzioni, in realtà ci porta oltre la vita, in un’altra dimensione, in un mare aperto di cui i viventi sanno poco, dove pare che tutto taccia e si fermi, eppure un amico è andato ad accogliere l’amico perché vi entri con la maggiore dolcezza possibile. Se già la descrizione della nascita è avvolta dallo stupore, quella della morte è di una delicatezza incantevole e solo lentamente, leggendo, ci si accorge che qualcosa è successo. L’autore ci apre così a una visione  mistica del dopo morte che conquista:  chi non vorrebbe che un volto conosciuto ci venisse incontro?